giovedì 1 febbraio 2018

Gli zoccoli spuntano da sotto le loro vesti?

Gli zoccoli spuntano da sotto le loro vesti?

VERSO IL REDDE RATIONEM



Molti credono che l’espressione latina redde rationem, ossia “rendere conto di qualcosa”, sia di origine classica ma invece è Vangelo, puro sacrosanto Vangelo di Cristo. Verso il culto satanico dell’uomo che glorifica se stesso 
di Francesco Lamendola  
  
Redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare: sono parole di Gesù Cristo, che Egli pronuncia nella parabola del cattivo amministratore (Lc 16,2). Molti credono che l’espressione latina redde rationem, ossia “rendere conto di qualcosa”sia di origine classica, che appartenga a qualche poeta, come Orazio, o a qualche commediografo, come Plauto, oppure semplicemente che sia un proverbio, un modo di dire, o magari una formula giuridica. Niente di tutto questo: è Vangelo, puro e sacrosanto Vangelo, che un buon cristiano dovrebbe conoscere praticamente a memoria; e quelle parole, sono le precise parole adoperate dal nostro Signore Gesù Cristo per far capire che noi tutti, a un dato momento – quando, nessuno lo sa, né lo può prevedere -, dovremo rendere conto del nostro operato, di quel che abbiamo fatto nella nostra vita, e soprattutto di come lo abbiamo fatto. (Il padrone) lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. In altre parole: sei licenziato; ma prima, rendimi conto di quel che hai fatto.

Sono parole di una serietà terribile, se appena vi si riflette sopra con un minimo di attenzione. A forza di sentir ripetere, in tutte le salse, che Dio è misericordioso, ci siamo quasi scordati che Egli è anche giusto giudice: giusto, ma giudice.No, nessuna forzatura teologica, nessun ritorno all’Antico Testamento: al contrario, il pensiero che Dio è giudice dovrebbe essere d’immenso conforto per noi; o, almeno, dovrebbe esserlo per i buoni, per quanti hanno vissuto la loro vita con mitezza, senza fare del male ad alcuno e cercando anzi, per quanto possibile, di fare del bene. Guai se Dio non fosse giudice; guai se non giudicasse, come empiamente ha dato a intendere il falso papa Bergoglio nella udienza generale del 23 agosto 2017, quando ha affermato che Dio, alla fine dei tempi, chiamerà a sé tutti gli uomini, per abitare con Lui sotto una immensa tenda, evidentemente il Paradiso. E solo Dio, che è Verità, può giudicarci in maniera veritiera: Lui solo sa cosa c’è nei nostri cuori; e Lui solo sa se, dopo aver peccato, ci siamo realmente e profondamente pentiti, oppure no. Chi altro lo potrebbe sapere? Ogni giudizio umano è fallibile; ma Dio ci conosce fino in fondo, per Lui non ci sono misteri, non ci sono ombre nella nostra anima: Lui sa tutto, vede tutto, nulla potrebbe mai sfuggirgli. Se così non fosse, un criminale mafioso che ha ucciso, barbaramente e crudelmente, decine di persone, e perfino strangolato dei bambini, e poi li ha sciolti nell’acido, senza mai pentirsi, senza mai ravvedersi, senza mai domandar perdono né a Dio, né agli uomini, ma anzi, vantandosi fino all’ultimo delle sue orribili prodezze, potrebbe trovarsi sotto la grande tenda di Dioaccanto alle anime sante. Una cosa del genere sarebbe mostruosa, sarebbe la negazione dell’ordine universale, sarebbe la profanazione suprema di tutto ciò che di vero e di giusto noi, creature imperfette, possiamo immaginare, ma anche di ciò che la Verità e la Giustizia assolute potrebbero mai tollerare. Se a qualcuno piace immaginarsi un dio del genere, gabellandolo per misericordioso, mentre sarebbe semplicemente un dio ingiusto e perciò non sarebbe dio, ma una sua atroce contraffazione, faccia pure; se ai neoteologi e ai neopreti piace predicare un dio di questo tipo, facendolo complice della umana ingiustizia e della umana depravazione, se ne assumano tutta la responsabilità e non si nascondano dietro il dito della falsa misericordia. Si carichino pure la coscienza di quest’altra blasfemia, di quest’altra bestemmia, dopo le tante che ci tocca sentire ormai praticamente ogni giorno: noi non li invidiamo, né vorremmo essere nei loro panni. Si prendono una responsabilità gravissima, sia verso Dio, sia verso le anime che essi spingono verso l’errore: ma saranno ricompensati, anche loro, secondo giustizia.
Verso "il culto dell’Uomo":
il culto satanico dell’uomo che glorifica se stesso, che divinizza se stesso
Viviamo in un momento storico in cui molti nodi stanno venendo al pettine, e tutto lascia pensare che non sia lontano il momento della verità: il momento in cui ciascuno di noi, come uomo e come cristiano (se lo è, o se pensa di esserlo), dovrà presentarsi davanti al Signore, per il redde rationem. Dovrà rispondere alla domanda: Rendimi conto di quel che hai fatto e di quel che non hai fatto; perché, come ha sempre insegnato, e giustamente, la dottrina morale cattolica, vi sono i peccati attivi, relativi a ciò che abbiamo pensato, detto e operato, e vi sono anche i peccati di omissione, che in certi casi possono essere non meno gravi dei primi. E, naturalmente, il redde rationem cui saremo chiamati non avrà niente a che fare con il regno della quantità. Dio non ci chiederà conto di quante cose avremo fatte, ma di come le avremo fatte: se le avremo fatte con amore, con disinteresse, cercando la Sua gloria e il bene del prossimo, non il nostro bene o il nostro interesse. A Dio non importa quanta gente un papa riesce a portare in piazza, per vederlo e ascoltarlo, come fosse una star, e non, puramente e semplicemente, l’umile vicario di Cristo; a Lui importa sapere se anche una sola anima è stata salvata, o, almeno, se è stata messa in condizione di potersi salvare, mostrandole la via del bene e della verità: di questo ci chiederà conto. E ci chiederà conto anche delle anime che avremo allontanato dalla verità e dalla fede, e quindi dalla salvezza, con il nostro comportamento, con le nostre parole e i nostri atti; e anche di quelle che non avremo fatto nulla per avvicinare a Lui, pur avendone la possibilità e l’occasione.
Ora, un tratto tipico, e diremmo inconfondibile, della neochiesa, o falsa chiesa, è proprio quello di dare un’importanza preminente, per non dire esclusiva, ai grandi numeri: con un ragionamento puramente mercantilistico, essa punta a fare il pieno sulle piazze (sulle piazze, non nelle chiese), come se ciò fosse la cosa più importante; non si cura, molto spesso, di dare un esempio di vita e di vera dottrina cristiana, con le parole e con gli atti di ogni giorno. Peraltro, perfino sul piano della quantità i numeri le stanno dando torto:non è vero che oggi i fedeli sono in aumento, al contrario, sono in caduta verticale: se nel 2000 l’ottanta per cento degli italiani si dichiarava di fede cattolica, oggi, in meno di vent’anni, essi sono scesi al sessanta per cento. Lo si vede a occhio: Piazza San Pietro, la domenica, non è gremita di folla come un tempo: forse la gente si è stancata delle mancate benedizioni (perché volutamente incomplete nella formula rituale) e delle false benedizioni (perché fatte a nome di un dio che è il Padre di tutte le confessioni, dunque anche delle religioni false e perfino di quelle sanguinarie e diaboliche), di un presunto papa che sa parlare sempre e solo di politica, che si mostra letteralmente ossessionato dalla pretesa d’imporre l’accoglienza dei migranti, presentandola – falsamente - come un preciso dovere cristiano; forse si stanno stancando di sentirlo magnificare ed esaltato il duo Bonino e Pannella e, intanto, umiliare e perseguitare gli ottimi Francescani dell’Immacolata. Sta di fatto che a Iquique, nel Cile settentrionale, per la tanto attesa Messa del 18 gennaio, nel corso del viaggio apostolico di Bergoglio nell’America del Sud, erano attese non meno di 380.000 persone – tante ne poteva contenere la struttura predisposta sulla spiaggia di Lobito -, mentre ne sono arrivate forse 90.000, forse 80 o 75.000. E non si tratta di assenze dovute a cause logistiche: come ricorda la giornalista Margaret G. Galitizin (vedi sul sito di Riscossa Cristiana), per la Messa della Signora del Carmelo, ne vengono ogni anno, in media, 250000. Ma per il papa, non solo non se ne sono viste di più, ma molte di meno, neppure un quinto di quanto preventivato. Che ciò sia stato per il disgusto provocato dalle sue dichiarazioni sul caso del vescovo Barros, protettore di un sacerdote indegno come don Fernando Karadina, un violentatore di bambini riconosciuto e conclamato; o per i suoi incessanti discorsi a favore degli immigrati clandestini (che anche in quel Paese stanno cominciando a costituire un problema sociale non indifferente), o per la ciarlatanesca vicenda del matrimonio “a sorpresa”, che in realtà  non era tale, celebrato sull’aereo, a 11.000 metri di quota, il risultato è quello. Ma c’è una ragione ancora più profonda, secondo noi, che contribuisce, più di questo o quel fatto specifico, per quanto grave possa essere, a distogliere le masse da questo falso papa, e da questa falsa chiesa, che non parlano, né agiscono come i papi e la Chiesa hanno sempre parlato ed agito, nel corso della millenaria tradizione cattolica: e cioè che, per l’appunto, non vale la pena di prestare attenzione a un papa che non parla mai del destino eterno dell’anima, e di una chiesa che non parla mai della grazia e del peccato, ma sempre e solo di problemi sociali, in chiave, oltretutto, smaccatamente ideologica, e cioè progressista e di sinistra. No, non ne vale la pena.
Voi siete il sale della terra, dice Gesù ai suoi discepoli (Mt, 5, 13); ma se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potrebbe rendere salato? Ecco: il sale ha perso realmente il suo sapore; ed il neoclero, credendo di aver fatto chi sa mai quale gigantesco passo in avanti, da quando, dopo il Concilio, si è messo sulla strada della “svolta antropologica” di Karl Rahner, non ha fatto altro che smarrire il senso profondo della Rivelazione cristiana. Di fatto, ciò che ha incominciato a predicare, e in maniera sempre più esplicita e sempre più svergognata, è stata la resa dei cristiani al mondo: al modo di sentire, di pensare e di agire del mondo; a trasformare il peccato in errore, una cosa tutta umana, e la grazia in capacità e maturità, altre cose tutte ed esclusivamente umane. In pratica, Dio è stato sfrattato e Gesù Cristo, per il momento, viene ancora tollerato, ma con il sottinteso che, un poco alla volta, lo si ridurrà alle proporzioni di un profeta, cioè di un semplice uomo. La Redenzione non verrà più da Lui, dalla sua Incarnazione, e poi dalla sua Passione, Morte e Resurrezione; no: verrà dagli uomini stessi. 

Verso il redde rationem
di Francesco Lamendola

mercoledì 31 gennaio 2018

“ESORTAZIONE: Mons. Athanasius Shneider invita tutti i Vecovi del mondo a firmare la Correzione Ufficiale


“ESCLUSIVO: Mons. Athanasius Shneider invita tutti i Vecovi del mondo a firmare la Correzione Ufficiale – fate girare il più possibile” di Fra Cristoforo

 

 

Mons. Schneider, Vescovo Ausiliare Kazako, in una intervista su “Life Site News” (https://www.lifesitenews.com/news/exclusive-athanasius-schneider-invites-worlds-bishops-to-sign-profession-of) ha fatto un appello a tutti i Vescovi del mondo, affinché si uniscano con la loro firma alla Correzione Ufficiale degli errori di Amoris Laetitia pubblicata il 2 Gennaio scorso (https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2018/01/02/finalmente-arrivata-la-correzione-ufficiale-allamoris-laetitia-di-fra-cristoforo/).
Per compiere questo appello, i Vescovi Kazaki hanno inviato una mail a tutti i Vescovi del mondo tramite l’Annuario Pontificio.
E’ davvero edificante vedere come nella Chiesa oggi esistano ancora Vescovi coraggiosi, che non si sono fermati ad una semplice correzione degli errori di un documento (Amoris Laetitia) che sono gravissimi, ma invitano tutti i loro confratelli Vescovi ad aderire a tale Correzione, per conservare il prezioso patrimonio della Fede Cattolica e l’amore alla Verità di Gesù Cristo!
Sono sicuro che diversi Vescovi aderiranno a questo invito e aggiungeranno la oro firma.
Non si può restare inermi di fronte al veleno dell’eresia che dilaga. Come vi ho spiegato tante volte, l’Amoris Laetitia è diventato il neovangelo della neochiesa. Qualunque iniziativa di questa neochiesa e dei suoi adepti, (dai convegni teologici all’ultima lezione di catechismo nelle parrocchie) ha alla base i veleni di tale “neovangelo”. Come un bombardamento. Occorre essere capaci di resistere! E questi Vescovo Kazaki ce ne stanno dando ampia testimonianza! Coraggio! Non siamo soli! Questi santi Vescovi meritano tutto il nostro appoggio! Vi prego di FAR GIRARE IL PIU’ POSSIBILE QUESTA NOTIZIA, SUI SOCIAL, SU FACEBOOK ecc… E’ l’unico modo che abbiamo per manifestare il nostro umile sostegno a chi si sta facendo carico di difendere la FEDE CATTOLICA!
E’ giusto che questi Vescovi sappiano, che dietro di loro c’è un popolo di Sacerdoti e fedeli che apprezzano il loro eroismo!
Che Dio li benedica! Sosteniamoli con la preghiera!
Fra Cristoforo

venerdì 26 gennaio 2018

TRIBUTO - Fraternità San Pio X - FSSPX

Signore, donaci tanti Sacerdoti e Religiosi santi! Sancte Pie X, ora pro nobis.


Bilancio di una situazione apocalittica

Bilancio di una situazione apocalittica
In sintesi, si può affermare che la società contemporanea – e ora anche la dirigenza della Chiesa Cattolica – sta frullando i cervelli per ridurre tutti e ciascuno a burattini manovrabili a piacimento. Lo scopo è sempre più evidente: distruggere la persona umana equiparando il male al bene, anzi rendendo il primo preferibile al secondo, fino a farlo apparire praticamente obbligatorio. È così che il divorzio va deciso nell’interesse dei figli, altrimenti obbligati a vivere in situazioni di conflitto; l’aborto è inevitabile in nome dell’autodeterminazione della donna e, nel caso, della salvaguardia di un esserino malformato cui verrebbe inflitta, facendolo nascere, una vita di sofferenza; ai bambini bisogna lasciare facoltà di scegliere l’orientamento sessuale liberi da stereotipi di genere imposti all’umanità per migliaia di anni; purché ci sia l’amore, tutti hanno il diritto che sia pubblicamente riconosciuta la loro unione – possibilmente contro natura – con tanto di sussidi e sgravi fiscali; se per un malato non c’è più niente da fare, è opera buona accorciargli la vita addormentandolo in modo irreversibile o sospendendogli nutrizione e idratazione…
Sono soltanto alcuni esempi, fra i più eclatanti, di discorsi totalmente irragionevoli, diventati però, nel giro di pochissimi anni, filosofia di vita delle moltitudini, anzi dogmi e precetti assolutamente indiscutibili. Il problema è che un simile sragionare è sintomo di un vero e proprio squilibrio mentale, sebbene non sia riportato come tale nei manuali di psichiatria. Se non altro, però, l’attuale congiuntura culturale dimostra in modo lampante l’intima connessione esistente tra sana dottrina, retta ragione e sanità cerebrale. Sebbene, in astratto, la nostra mente sia di per sé in grado di riflettere correttamente sulla realtà, l’ignoranza o l’abbandono della verità rivelata, almeno in culture un tempo cristiane, la espone a tutta una serie di errori e incongruenze in cui rischia seriamente di smarrirsi e che incidono sul suo equilibrio. Oggi, per una valida psicoterapia, occorrerebbe ripartire dai fondamenti del retto pensare, altrimenti si rimane sulla superficie di difficoltà esistenziali quasi sempre dovute a un’educazione sbagliata.
Se quanto sta accadendo a livello politico provoca in chi è ancora sano un profondo smarrimento, il fatto che la Chiesa taccia in proposito o sia addirittura connivente lo getta nello sgomento. Ciò a cui stiamo assistendo, d’altronde, non è altro che lo scoppio di un bubbone che maturava da mezzo secolo, periodo in cui si è riproposta la fede e la morale aprendo continuamente varchi all’errore con la scusa di “aggiornarle”. Così da una parte la contraccezione è intrinsecamente cattiva, ma dall’altra c’è la paternità responsabile; da una parte c’è l’apertura alla vita, ma dall’altra il bene degli sposi; da una parte si mette in guardia da un uso improprio del matrimonio, ma dall’altra si invita a riscoprire un eros redento… e così via, per limitarsi a un ambito determinato, un tempo croce dei confessori (che ora, invece, rischiano di usare il sacramento in modo tale da incitare al peccato contra sextum). La convivenza non è ammessa, ma è normale che due fidanzati, visto che si vogliono bene, facciano prima una prova; se non dovesse funzionare, possono ancora scegliere di non volersi più bene…
Ringraziamo il Signore se questi discorsi ci fanno inorridire: è buon segno. In questa situazione apocalittica, significa che abbiamo ricevuto la grazia inestimabile di conservare la sana dottrina, la retta ragione e l’equilibrio mentale. Non è affatto una forma di presunzione riconoscere la propria sanità spirituale sulla base della Rivelazione divina, di un intelletto funzionante e di una coscienza ben formata; metterla in dubbio, al contrario, sarebbe un grave affronto al Creatore (nonché a sé stessi). È ovvio che questa certezza non debba diventare motivo di superbia o di fanatismo, ma una serena consapevolezza dei doni ricevuti non ha nulla a che vedere con quegli atteggiamenti. La controprova di una buona salute dell’anima è un’umiltà sincera e non affettata, una carità fattiva e discreta, un’inalterabile pace di fondo nella lotta e, non da ultimo, una certa dose di scanzonato umorismo, anzitutto nei propri confronti.
Non so se andiamo incontro a cambiamenti sconvolgenti; come al solito, preferisco non azzardare previsioni. Finora hanno seguito la collaudata tecnica della “rana bollita” e dell’avvelenamento graduale; l’effetto, in molti casi, è l’inavvertita morte della coscienza per “addormentamento palliativo”. Qualsiasi cosa succeda, comunque, dobbiamo conservare la granitica certezza che, malgrado i cattivi Pastori e l’apostasia dilagante, la Chiesa è e rimane indefettibile, sia pure oscurata. Essa persiste in un piccolo resto. Non sono le folle dei movimenti, nei quali si semina sull’acqua per mancanza di una solida formazione umana al retto pensare e al retto agire, ovvero si costruiscono cattedrali sul nulla di un’ignoranza pressoché totale della sana dottrina e della vita virtuosa. C’è invece un popolo di resistenti – sparpagliato, ma perseverante – a cui il Signore non fa mancare le grazie necessarie per mantenere la rotta nella tempesta, nonostante la colossale mistificazione di cui siamo vittime da cinquant’anni.
La Madonna sta radunando i suoi eletti, sacerdoti e fedeli, facendoli incontrare e unendoli tra loro a dispetto delle fragilità di ognuno e delle differenze di provenienza, temperamento, formazione ed esperienza. L’importante è sforzarsi di essere docili alle guide che la Provvidenza ci ha posto accanto, rinunciando una volta per tutte a vagabondare da un sito all’altro a caccia di presunti messaggi, profezie e rivelazioni. Non mi stancherò mai di mettere in guardia da questo pericolo. Abbiamo già elementi più che sufficienti per fare una diagnosi adeguata della situazione; ora dobbiamo concentrarci nell’unione con Dio, nella formazione religiosa e nella pratica delle virtù, in primis la carità, soprattutto con le persone a noi più vicine e magari più disorientate. La Madre della Chiesa e degli uomini sta riversando fiumi di grazie sui suoi figli, perché li vuole salvare. Per farci Suoi collaboratori, mortifichiamo dapprima la volontà propria e ricerchiamo quel silenzio interiore che ci permetta di udire gli appelli dello Spirito Santo.
In virtù del Tuo Sacrificio e per la mediazione della Beata Vergine Maria, Signore Gesù Cristo, regna sul mondo intero, salva la Tua Chiesa peregrinante sulla terra, libera le anime del Purgatorio e riversa su di noi i torrenti della Tua misericordia.
Che il Tuo Sangue prezioso scenda su di noi, sulle persone che portiamo nel cuore e ci sono affidate, sulla Santa Sede e su tutta la Chiesa militante, ne allontani ogni male e influsso diabolico e vi faccia trionfare la grazia (da ripetere all’elevazione).

Tratto da: lascuredielia
http://lascuredielia.blogspot.it/